DOCUMENTI GEOGRAFICI - N. 1 (2016)

TABLE OF CONTENTS

In the past decades geographers and cartographers have been witnessed the inspiring and multilayered scientific discovery of the second text and power-rhetoric transmitted by maps. Although maps‟ basic function is to help the orientation, this is sometimes challenged due to social, historic, and most of all political rea-sons. This is especially true in contested geographical spaces where con-trasting parties are interested in not only justifying their standpoint but at the same time denying or silencing the opponent‟s similar wish. Based on examples from Cyprus and Karabakh, we present how the power-rhetoric, territorial and political claims influence mapping and how maps justify these claims by applying various cartographic tools and manipula-tions. By analyzing various tourist and road maps, present study shows how the parallel existing narratives are displayed on maps, resulting in exclusionary cartographies. Furthermore, present study argues that maps depicting territorial conflict zones are sometimes influenced and deteri-orated in such a grade that it questions the primer function of a map, namely to help the orientation.

Il mio articolo riguarda l’arte contemporanea. Partendo dal presupposto che le carte geografiche siano espressione di potere e strumenti per costruire le identità politiche e nazionali, la mia ricerca esamina lavori artistici che, in qualche modo vi corrispondono.
Analizzerò tra gli altri, alcuni lavori di Maja Bajevic, Mona Hatoum, Zarina Hashmi, in cui l’uso della mappa è espressione visuale delle pratiche discorsive del potere: questi lavori mettono in scena con diversi strumenti, il meccanismo che unisce rappresentazione geografica e potere politico, rendendo visibile la costruzione del simbolico. L’arte permette di discutere in modo critico quanto le esperienze e le rappresentazioni siano parte del complesso processo in divenire, nel tempo e nello spazio, costruito dal discorso egemonico e anti egemonico. L’arte contempora-nea diventa per me strumento di analisi della relazione tra diversi tipi di rappresentazione e la costruzione del potere.


Il proposito di regolare il corso del fiume Adige nella contea austriaca del Tirolo risale alla seconda metà del XVIII secolo. Diversi progetti si susseguirono nel corso del tempo e i lavori furono finalmente conclusi entro la fine del XIX secolo.
Nello stesso periodo molti altri fiumi europei - come il Reno in Germania - furono interessati da progetti similari. Le aree paludose non erano soggette a misure catastali, eludendo la tassazione. La loro presenza, poi, ostacolava i movimenti delle truppe e rendeva difficile la costruzione di fortificazioni stabili, perciò pregiudicando l’ordine disciplinato che era necessario per stabilire un moderno stato territoriale. Sin dal Rinascimento lo sviluppo delle tecniche cartografiche assieme al progresso delle inchieste statistiche permise l’attuazione di un nuovo ordine territoriale. Mappe e dati statistici non erano soltanto il mezzo per la realizzazione dei progetti ma divennero lo strumento archetipico di una radicale trasformazione del territorio. Strade e canali rettilinei, terre bonificate divennero la manifestazione materiale delle linee disegnate sulle carte. Non fu un caso che la rettificazione dell’Adige si legò alla costruzione della Brennerbahn, il collegamento ferroviario fra Verona e Innsbruck.
Lo stesso processo riguardò i confini proprietari, amministrativi e politici: lo stato territoriale moderno, infatti, concepì allo stesso modo le grandi opere di bonifica, l’appropriazione del suolo e la determinazione dei confini. Questo articolo esamina i diversi progetti di sistemazione dell’Adige con la relativa cartografia che, nel corso di un secolo, trasfor-marono radicalmente la geografia della Val d’Adige.


All true scientific progress needs controls. Verification and falsification are the guarantee of the reliability of information. For centuries, Europeans have been content to vague and unreliable descriptions of Far Asia. The classic example is of Marco Polo's Book of Wonders; but many descriptions of Inner China from the 16th century are similar: only the sea-coast were verified (since the medieval portolan charts and pilot books). The first author was really reliable for the inner land was Mar-tino Martini, in the mid-17th century; his detailed data and coordinates were immediately checked and confirmed by others (before D'Anville in 1737), such as Diestel, Grueber, and especially the Dutch patrician Johan Nieuhof.