From “Italia dei barconi” to “Italia dei balconi”. National identity at the time of Covid-19. - This work is part of the debate known as «Media Geography» (Zimmermann, 2007; dell‟Agnese, 2011) and it aims to critically investi-gate the collective processes of identity narratives produced by the crisis developed by the Covid-19 emergency in Italy. These processes are identified in the media mainstream narratives of the sense of a common belonging and representation (Foucault, 1980; Schwartz, 2008). The survey takes into consideration the period February-April 2020 and it has identified a chronology of “Us”, structured as follows: “Us and Them”, “Us”, “Us and us”, through a semiotic and visual approach, a structure that encourages us to reflect on the contrast between local and global. Finally, the close link between politics and identity narration is highlighted: through the media, it tends to build images that activate and orient collective narration, confirming that «the ideological mobilization of identity concerns the images of identity rather than identity itself» (Pollice, 2005).
Il mio articolo riguarda l’arte contemporanea. Partendo dal presupposto che le carte geografiche siano espressione di potere e strumenti per costruire le identità politiche e nazionali, la mia ricerca esamina lavori artistici che, in qualche modo vi corrispondono.
Analizzerò tra gli altri, alcuni lavori di Maja Bajevic, Mona Hatoum, Zarina Hashmi, in cui l’uso della mappa è espressione visuale delle pratiche discorsive del potere: questi lavori mettono in scena con diversi strumenti, il meccanismo che unisce rappresentazione geografica e potere politico, rendendo visibile la costruzione del simbolico. L’arte permette di discutere in modo critico quanto le esperienze e le rappresentazioni siano parte del complesso processo in divenire, nel tempo e nello spazio, costruito dal discorso egemonico e anti egemonico. L’arte contempora-nea diventa per me strumento di analisi della relazione tra diversi tipi di rappresentazione e la costruzione del potere.
La questione del confine nazionale italiano, dall'unificazione al primo dopoguerra, si intreccia, dentro e fuori l'accademia, con il progresso delle scienze geografiche e della rappresentazione cartografica.
L'articolo muove dalle definizioni di territorio, regione e confine, elaborate da Giovanni (1846-1900) e Olinto (1876-1926) Marinelli al giro del secolo XX e discute il contributo delle loro idee al disegno del confine nord-orientale dell'Italia. La disputa interessava le aree mistilingue o storicamente legate all'influenza culturale italiana che erano rimaste al di fuori dei confini nazionali dopo il 1866. In primo luogo Trento, l'Istria e Trieste, ma oggetto del contendere erano anche i territori di Bolzano e Merano, a nord della chiusa di Salorno, e la Dalmazia, da Fiume a Spalato.
Punto centrale è l'analisi del concetto di linea di spartiacque, che esula dalla mera lettura geo-morfologica, per indagarne gli aspetti sociali e culturali che si legano ad un discorso scientifico europeo e transnazionale. Lo sforzo della geografia di superare l'idea di confine areale, delineato da Friedrich Ratzel, per giungere a demarcare linee precise e cartografabili, si relaziona al processo politico e militare, attuato dallo Stato, per stabilire confini sicuri e comprendenti aree il più possibile omogenee dal punto di vista culturale. In questo contesto la cartografia svolge un duplice ruolo: da un lato, archetipo che condiziona e uniforma le scienze geografiche, dall'altro, strumento mediatico e di propaganda per la diffusione di concetti spaziali e politici. Oltre all'esame delle opere geografiche, questo articolo svolge uno studio critico della produzione cartografica coeva, attuando anche un paragone con le coeve teorie prodotte dalla geografia nel mondo tedesco.
Il paradigma geografico e i processi territoriali che ne conseguono contribuiscono così alla definizione e all'affermazione di un'identità nazionale.
New rurality and geographic food. A "filosofale" formula for Abruzzo. – Geographic food is an expression that indicates the deep relationships between territory and eating costums. More precisely, in regard to the current post-modernity, it defines the need of recovering the cultural identities in the sphere of the concepts of place and collective tradition. Such need, which derives in a reactive way from the tendencies of uniformity produced by the mass consumption, can be considered always more as the way of escape deriving from the bottom that works against the processes of globalization and industrialization of the cultural products. Including those related to the field of food and eating customs.
In Abruzzo, the places of contemporary rural context do not seem to escape from such phenomenon. It is clearly proved by the rediscovery of old culinary habits in relation to the farming and pastoral past, the recovery of the agricultural biodiversity, the commercial achievement of local and traditional products, which is noticeably manifested through the country festivals, the proliferation of the country style wine and food places and the increasing diffusion of the farm holiday procedures.